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Leonessa BXC, squadra di baseball per ciechi: Lo sport che si fa famiglia, inclusione e speranza
Nata a Brescia nel 2017, la squadra Leonessa BXC ha conquistato il cuore dell’Italia con due scudetti e due Coppe, ma soprattutto con il suo modello di inclusione e comunità. Baseball per ciechi, sì, ma anche passione, ascolto e cambiamento vero. Una storia che va oltre il campo
C’era una volta, a Brescia, un gruppo di persone con un sogno: costruire non solo una squadra sportiva, ma un luogo di incontro, ascolto, appartenenza. Da quell’idea, apparentemente semplice ma rivoluzionaria, nel 2017 è nata Leonessa BXC, una squadra di baseball per ciechi. Ma definirla solo così sarebbe riduttivo. Leonessa è un progetto di vita, un’esperienza collettiva, un’idea che cammina sulle gambe (e nei cuori) di decine di persone.
Leonessa è una squadra, certo, e anche vincente. Ma è soprattutto una famiglia, dove ogni persona cieca o ipovedente trova un posto, uno spazio, una voce. Dove non esistono barriere, ma ponti. Dove ciò che conta non è ciò che manca, ma ciò che si è disposti a dare e condividere.
I successi sportivi: dal sogno al tricolore
Da quando ha iniziato a competere nel campionato nazionale di baseball per ciechi, la Leonessa BXC non ha mai smesso di crescere. Lo ha fatto con passione, disciplina e spirito di squadra. E i risultati non si sono fatti attendere.
- Campione d’Italia nel 2020, un trionfo dedicato con emozione alle vittime della pandemia da Covid-19.
- Vincitrice della Coppa Italia nel 2023 e nel 2024, dimostrando una costanza e una qualità fuori dal comune.
- Ancora Campione d’Italia nel 2025, a coronamento di un percorso costruito su sacrificio e lavoro quotidiano.
Queste vittorie, però, non nascono dal nulla. Dietro c’è un impegno quotidiano, un’organizzazione solida e soprattutto un’infinità di persone che ci credono. E tra loro spicca Giovanni Colombi, presidente del Bergamo Walls, che ha dato un contributo decisivo: non avendo un impianto sportivo nella propria città, la Leonessa ha trovato casa proprio a Bergamo, grazie all’ospitalità del presidente. È lì che si allena e gioca le sue partite casalinghe. Un gesto che va ben oltre lo sport e che racconta cosa significhi davvero la parola solidarietà.

Una vittoria che parla d’inclusione
I trofei fanno notizia. Ma il vero miracolo della Leonessa si nasconde nelle cose meno visibili. Nella quotidianità, nella dedizione di chi guida i giocatori sul campo, di chi prepara, allena, racconta. Di chi, spesso dietro le quinte, costruisce un ambiente dove l’inclusione è reale e tangibile. Nel 2025, quando il tricolore è tornato sulle maglie dei giocatori, tutti hanno capito che quella vittoria non era solo sportiva. Era la consacrazione di un gruppo che ha scelto di camminare insieme, di crescere nell’ascolto, nel rispetto, nella fiducia. Era il trionfo della diversità vissuta come valore, non come limite. Ed era anche il segno che un altro modo di fare sport – e società – è possibile.
Il vero patrimonio: le persone
Alla Leonessa BXC convivono sette nazionalità diverse. Un dato che non è folclore, ma essenza. Perché qui non importa da dove vieni, che lingua parli o quale sia la tua condizione. Ogni persona trova spazio, accoglienza, rispetto. E non solo i giocatori: attorno alla squadra c’è un piccolo mondo fatto di volontari, guide, accompagnatori, allenatori, sostenitori. Gente che dona il proprio tempo, le proprie energie, e spesso anche il proprio affetto.
C’è chi guida, chi racconta, chi incoraggia. Ci sono mani che toccano il braccio del compagno per indicargli la direzione. Voci che urlano “vai!”, con la forza dell’amore. Sguardi che non vedono, ma percepiscono. E cuori che battono all’unisono. Questa è la vera forza della Leonessa: la comunità. Non ci sono gerarchie, solo relazioni. Chi ha esperienza sostiene chi è alle prime armi. Chi ha avuto di più, restituisce. E chi arriva trova una squadra che è anche una casa.
Non solo sport: sensibilizzazione e cultura
Leonessa BXC è una squadra che gioca e vince. Ma è anche molto di più. Col tempo, ha sviluppato una vocazione profonda per la sensibilizzazione sociale. Le sue attività fuori dal campo sono tante e variegate. Incontra studenti nelle scuole, partecipa a eventi pubblici, dialoga con le istituzioni, porta il suo messaggio nei teatri, nelle piazze, nei centri culturali.
L’obiettivo è uno: diffondere consapevolezza, abbattere stereotipi, costruire ponti tra il mondo della disabilità e il resto della società. Uno degli strumenti più potenti sono gli “aperitivi e cene al buio”, esperienze immersive dove i partecipanti, bendati, vivono la cena senza la vista. Un’occasione unica per mettersi nei panni degli altri, scoprire il valore degli altri sensi, comprendere più a fondo la vita di chi non vede. Non è solo un esercizio empatico: è un atto politico, educativo, umano.
Dove si impara a fidarsi
In un mondo sempre più individualista e competitivo, dove conta arrivare primi e da soli, la Leonessa insegna tutt’altro. Qui si vince insieme, o non si vince affatto. Si impara a fidarsi degli altri, a seguire una voce, a sentire un suono e partire. A cadere e rialzarsi con qualcuno che ti tende la mano. Si impara a riconoscere i propri limiti e a trasformarli in forza condivisa. E se oggi tanti ragazzi e ragazze ciechi o ipovedenti trovano nella Leonessa un punto di riferimento, non è solo perché si sentono parte di una squadra. È perché trovano finalmente uno spazio dove essere se stessi, dove il corpo non è giudicato, ma valorizzato. Dove l’errore non è condanna, ma occasione di crescita. Dove si impara a dare e a ricevere.
Un esempio per il Paese
Nel tempo, Leonessa BXC è diventata un esempio per tutto il movimento sportivo italiano. Non solo per i risultati sportivi, ma per il modello che incarna: uno sport accessibile, equo, umano. Uno sport dove il talento non viene misurato in decimi di secondo o in centimetri, ma in passione, dedizione, capacità di fare squadra. Il baseball per ciechi, in Italia, è una disciplina che cresce anno dopo anno. Ma servono spazi, impianti, investimenti. Servono politiche che riconoscano lo sport come diritto per tutti. La Leonessa ha dimostrato che quando c’è la volontà di fare bene, anche le barriere più alte si possono abbattere.
Il futuro: avanti insieme
Il cammino della Leonessa continua. Con una nuova consapevolezza: quella di essere diventata non solo una squadra vincente, ma una voce collettiva, un simbolo, un luogo di trasformazione. Una casa per chi troppo spesso si è sentito ai margini. Oggi, più che mai, la Leonessa è Campione d’Italia. Ma anche Campione di umanità, di bellezza, di relazione. E mentre il sole tramonta sul diamante di Bergamo e i giocatori si preparano per un’altra sfida, una cosa è certa: questa squadra continuerà a correre. Non solo per vincere partite, ma per cambiare il mondo.
Articolo scrittto da Giovanni Cupidi www.giovannicupidi.it


